Dai villaggi olimpici a Casa Italia, cosa non si fa per le Olimpiadi invernali
Tra il 10 e il 26 febbraio del 2006 si sono svolti a Torino i XX Giochi Olimpici invernali. Per l’evento sono state realizzate numerose opere (oltre 65) tra impianti sportivi, infrastrutture, alloggi per gli atleti, villaggi olimpici, che nel complesso sono costate più di due miliardi di euro, a cui bisogna ancora sommare le spese necessarie per l’organizzazione dell’evento in se.
Oltre 2 miliardi per rifare il trucco alla città Torinese
Sono stati creati tre villaggi olimpici: uno a Bardonecchia, uno a Sestriere e uno a Torino. Sono state allestite numerose aree di allenamento per gli atleti olimpionici, a Chiomonte, Claviere, Domodossola, Alpe Lusentino, Formazza, Riale, Prali, Pala Cotta Morandini, Torre Pellice. Le principali aree adibite a congressi ed eventi sono state il Medals Plaza in Piazza Castello, Casa Italia al Castello del Valentino, lo Sponsor Village in Piazza Solferino.
Per le Olimpiadi invernali è stato realizzato il primo tratto di metropolitana, in attesa di essere costruito da oltre settant’anni. Undici strade provinciali sono state ampliate e migliorate per assicurare l’accesso ai punti nevralgici dell’evento, e un tratto dell’autostrada A55, verso Pinerolo, è stato completato.
I villaggi olimpici, ovvero come dare un tetto a più di 2600 atleti
Per l’accoglienza degli atleti in arrivo da tutto il mondo si sono disposti tre villaggi olimpici, a Bardonecchia, Sestriere e Torino. Quest’ultimo, il più imponente, ha interessato un’area di oltre centomila metri quadrati nelle vicinanze della zona Torino Lingotto ed è stato il vero centro logistico, nonché residenziale, degli sportivi.
I villaggi olimpici hanno garantito un adeguato servizio a più di 2600 atleti, oltre che ai circa 2500 tecnici e accompagnatori, ai 2300 rappresentati del CIO (Comitato Olimpico Internazionale), ai 650 arbitri e giudici.
Numerose nazioni hanno poi allestito le loro personali vetrine, le case olimpiche, dislocandole in vari luoghi della città. La padrona di casa ha scelto il Castello del Valentino come sede di Casa Italia; la Germania, la vincitrice della competizione, ha invece ubicato la sua Casa Sassonia lungo il corso del fiume Po, alla società canottieri Esperia.
E dopo il 26 febbraio? Il riutilizzo delle opere
Tutti questi e altri progetti, sommati ai numerosi interventi urbanistici, hanno saputo cambiare il volto della città torinese. Una volta terminati i Giochi Olimpici hanno però sollevato il problema di un loro riutilizzo “civile”. Il rischio è stato quello di lasciare a se stesse tutte queste opere, senza essere in grado di saperle rivalutare. A prescindere dagli interventi che fino a qui sono stati realizzati, la polemica e i dibattiti su questi argomenti continuano ancora ora a distanza di cinque anni.
Foto: TreePhoto – Fotolia
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